La violenza contro gli stranieri

Rassegna stampa di notizie relative a violenze subite da stranieri e migranti

La linea dura dei vigili: l’ambulante nel portabagagli

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Proteste a Termoli (Campobasso): i cittadini
hanno scattato anche delle foto, inviate a un sito locale

di GIUSEPPE CAPORALE

TERMOLI – Un giovane ambulante extracomunitario aggredito, tenuto per il collo e trascinato sull’asfalto, lungo il corso della città. Da tre vigili urbani.
E’ accaduto a Termoli, all’altezza del corso Nazionale, sabato scorso, verso sera. Testimoni dell’accaduto diversi cittadini che non solo hanno fotografato la scena con i telefonini, ma sono intervenuti in soccorso del giovane straniero, affrontando le forze dell’ordine.

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La polizia municipale aveva fermato l’ambulante in quanto sprovvisto di licenza di vendita. Pare che l’extracomunitario, a quel punto, abbia opposto resistenza aggrappandosi alla merce che i vigili volevano sequestrare. Poi, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato strattonato a terra e trascinato in mezzo alla strada fino all’auto dei vigili.

“Volevano caricarlo nel portabagagli” raccontano alcuni testimoni al sito internet Primonumero.it che per primo ha pubblicato le foto dei lettori indignati per l’accaduto.

“Ho assistito a una deplorevole scena di crudeltà gratuita – commenta un testimone – i vigili urbani hanno trascinato e strattonato un ragazzo di colore perché non era in possesso della licenza. Alcuni miei amici hanno scattato delle foto con il cellulare. I vigili urbani è inutile che cerchino giustificazioni poiché non è vero – come affermano – che l’ambulante ha avuto una reazione eccessiva e che li ha autorizzati ad usare violenza nei suoi confronti. Ero presente ai fatti e ho ancora nelle orecchie la voce e il pianto dell’extracomunitario che supplicava”.

Il responsabile della polizia municipale Rocco Giacintucci, replica: “Non so nulla, ero in ferie. Sto apprendendo ora quanto è successo. Una cosa però è certa: se i vigili hanno agito in quel modo è perché evidentemente c’è stata una reazione spropositata del giovane. Le regole in qualche modo le dobbiamo fare rispettare. Capisco che certe scene possono apparire più o meno cruente, ma dipende dalla reazione del soggetto”.

“Davvero il pericolo più grave e il rischio più grande per l’ordine pubblico per la mia città, sono i venditori abusivi?” si chiede Marcella Stampo, della cooperativa Baobab “e quand’anche fosse così, non c’è altro modo per arginare il pericolo che picchiare e portare via una persona come fosse una cosa vecchia o una carcassa di animale, chiuso in un portabagagli? Mi rallegra solo pensare che le persone presenti abbiano avvertito la stupida cattiveria dell’accaduto e abbiano protestato”.

25 agosto 2008
www.repubblica.it

Written by Roderigo

Agosto 25, 2008 alle 2:33 pm

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«Le mie figlie, trattate come dei cani»

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La polemica sul censimento dei nomadi. L’«Observer» dedica un articolo alla politica italiana sui rom. Partendo da una vicenda che ha scosso il mondo

MILANO – «Perché gli italiani ci odiano?». Se lo chiede Miriana Djeordsevic, madre 30enne di Cristina e Violetta, le due ragazzine rom di 15 e 13 anni morte a luglio a Torregaveta, sul litorale flegreo. L’interrogativo dà titolo a un articolo pubblicato sull’Observer, domenicale del quotidiano inglese The Guardian, a firma di Dan McDougall. Un mese dopo la tragedia ci si chiede perché un fatto che ha scandalizzato il mondo – per la terribile indifferenza con cui i bagnanti hanno “convissuto” per ben tre ore con i corpi delle due vittime sul bagnasciuga – sia passato quasi sotto silenzio in Italia. Un Paese – scrive il settimanale – che ha “dichiarato guerra” ai rom con il provvedimento delle impronte digitali.

CENSIMENTO – Il giornalista è andato nel campo di Secondigliano, dove le due ragazzine vivevano con la madre (che ha altri tre figli). Ha parlato con la donna, ha cercato di capire come i rom vivono la politica del governo Berlusconi (definita «populista»), il cui obiettivo sbandierato è censire i piccoli nomadi per far sì che tutti abbiano un’istruzione. «A Cristina e Violetta sono state prese le impronte poco prima della tragedia – racconta Miriana, scappata dal confine serbo-bosniaco -. Violetta piangeva e Cristina era arrabbiata, aveva capito tutto: era cosciente del fatto che ci stavano trattando come animali».

FASCISMO – Il settimanale inglese impietosamente mette in risalto le contraddizioni di una realtà, come quella di Secondigliano, che rappresenta il “granaio” della camorra per quanto riguarda lo spaccio di droga. «Un terzo dei bambini napoletani non va a scuola – spiega Francesca Saudino, della onlus OsservAzione che lotta contro la discriminazione di rom e sinti – e molti di loro, soprattutto i figli di immigrati russi, odiano l’Italia e gli italiani. Ma nessuno prende loro le impronte». Una forma di “selezione” che ha già fatto gridare al rischio fascismo (pochi giorni fa da parte del settimanale Famiglia Cristiana).

DICHIARAZIONI – L’Observer analizza la maggioranza di governo, con Umberto Bossi che guida «un piccolo partito di ex fascisti», Roberto Calderoli «ricordato per la sua apparizione in tv con una maglietta con su una caricatura del profeta Maometto», Giuliano Ferrara che insiste sul fatto che «non esiste una persecuzione etnica in Italia» e il ministro dell’Interno Roberto Maroni che – di fronte al rogo in un campo nomadi di Napoli dopo la denuncia del tentativo di rapimento di una bambina da parte di una donna rom – afferma: «È quello che succede quando i rom rubano i bambini». Pochi giorni fa il ministro degli Esteri Franco Frattini ha risposto alle accuse di razzismo che arrivavano dalla Bbc proprio in merito alla vicenda di Torregaveta (guarda il video).

«COME CANI» – Si stima che l’84% dei rom in Europa viva sotto la soglia di povertà – ricorda l’Observer – dopo le varie persecuzioni che si sono succedute nei secoli, fino a quella di stampo nazista. Poi ci sono state le guerre dei Balcani. «Ho chiesto a un prete cattolico perché gli italiani ci odiano e non ha saputo darmi una risposta. Ha detto che anche i rom sono figli di Dio e gli ho replicato che la realtà sembra molto diversa» conclude Miriana Djeordsevic. «Il vero crimine comunque è ciò che è successo intorno alle mie figlie morte, trattate come cani morti annegati nel Mediterraneo».

Laura Cuppini
19 agosto 2008
www.corriere.it

Written by Roderigo

Agosto 19, 2008 alle 4:40 pm

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Aggressione razzista a Genova: in 13 picchiamo angolano 24enne

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La vittima è un laureando in economia e figlio di un ministro del paese africano. Il giovane è stato prima insultato: «Sporco negro, torna al tuo paese» poi sono arrivati calci e pugni.

GENOVA – Un ventiquattrenne angolano, Assuna Benvindo Muteba, figlio di un dirigente del ministero del’Innovazione dell’Angola e studente laureando in economia e commercio a Genova, è stato aggredito, insultato e ferito venerdì notte di fronte a testimoni da 13 estremisti di destra. Il giovane, attraverso le pagine del quotidiano genovese «Corriere Mercantile» , ha denunciato l’aggressione subita venerdì notte sulla passeggiata Anita Garibaldi di Genova Nervi. Sul caso indaga la polizia di Genova che sta procedendo all’identificazione degli aggressori. Il ventiquattrenne ha riportato lesioni al capo e agli arti giudicate guaribili in otto giorni dai medici del pronto soccorso dell’ospedale San Martino di Genova che lo hanno visitato e dimesso.

PRIMA GLI INSULTI, POI L’AGGRESSIONE – Secondo quanto riferito dalla vittima e dalla ragazza che era con lui, in principio otto giovani italiani dall’aspetto e dai modi di estremisti di destra hanno preso a insultare il giovane angolano. Avrebbero pronunciato frasi pesantissime: «Stasera ho voglia di picchiare qualcuno. Guarda sta passando uno sporco negro…quasi quasi mi sfogo con lui. Puzzi, lo sai negro? Te ne devi tornare al tuo paese, in Africa. Ti ammazzo», avrebbe detto uno di questi. Il ventiquattrenne ha cercato di evitare contatti, senza riuscirvi. Gli otto gli si sono fatti intorno e hanno preso a malmenarlo. Al primo gruppo di aggressori si sono unite altre cinque persone. Solo quando la ragazza ha chiamato la polizia, il gruppo si è dileguato. «È stato terribile – racconta il giovane sulle pagine del quotidiano – Mi arrivavano colpi da ogni parte. Al volto, alle gambe, all’addome. Non riuscivo a respirare, non vedevo nulla. E poi gli insulti, terribili. Non voglio neppure ripeterli. Cosa ho pensato in quel momento? Solo a non cadere, a rimanere in piedi. Se fossi finito a terra probabilmente a quest’ora non sarei qui a raccontare questa storia».

18 agosto 2008
www.corriere.it

Written by Roderigo

Agosto 18, 2008 alle 4:10 pm

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Chiusa in casa e stuprata per giorni Colf ucraina denuncia un italiano

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La donna, in Italia senza permesso di soggiorno, è stata sequestrata
per due settimane in un appartamento di Quarto Oggiaro, periferia di Milano

MILANO – Sequestrata in casa per due settimane, minacciata, picchiata e, secondo la sua denuncia, anche violentata più volte. E’ la terribile vicenda di una ragazza ucraina di 31 anni, in Italia senza permesso di soggiorno, sottoposta a violenze dal suo datore di lavoro italiano.

L’incubo è iniziato nei primi giorni di agosto, quando la donna è stata assunta come colf a mezza giornata in un appartamento di Quarto Oggiaro, alla periferia nord di Milano, ed è finito ieri con l’arresto del suo aguzzino, un uomo di 41 anni con diversi precedenti.

L’uomo, che ha giustificato il suo comportamento parlando di gelosia, non ha esitato a rinchiudere la donna in casa, arrivando perfino a confezionare un rudimentale esplosivo collegato alla porta d’ingresso, per assicurarsi che lei non tentasse la fuga in sua assenza. Dopo due settimane di vessazioni, la donna, nonostante il suo stato di clandestinità, ha avuto il coraggio di denunciare il suo sequestratore.

17 agosto 2008
www.repubblica.it

Written by Roderigo

Agosto 17, 2008 alle 1:54 pm

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